venerdì 21 settembre 2012

Semplice, facile, difficile, complesso. Una riflessione sull'origine di alcune parole


Semplice non vuole affatto dire facile; e complesso non vuole dire difficile, né, tanto meno, la complessità è sicuro indizio di «profondità», «ricchezza di significati» o «verità»: a volte è solo complicazione. Fermiamoci per un attimo su queste parole e sul loro significato più antico, e dopo sarà più facile capirsi.
Semplice deriva dal latino «simplex», contrazione dell'espressione «semel (una volta) + plectere (piegare)»: perciò «semplice» è ciò che è piegato una volta: solo una volta, non due.
Invece complesso o complicato - la differenza c'è ed è più marcata di quanto in apparenza possa sembrare - derivano da «cum (con) + plectere (piegare)», che significa «piegare insieme»; ma potremmo anche dire «con-torcere», che dà origine al contorto, dunque piegare non una volta sola, ma più volte, così come si può dire di un nodo composto.
Si può provare a spiegare ciò che è semplice, cioè piegato una volta sola; ma, come si fa con un nodo, bisogna impegnarsi a sciogliere ciò che è complesso.
Facile, da parte sua, è una parola contratta che deriva da «facibilem» (fattibile) e originariamente significa «che si può fare», poi nel tempo acquista una sfumatura particolare e va a indicare, sì, ciò che si può fare, ma in modo agevole, senza ostacolo, senza opposizione; mentre difficile non è il contrario del suo significato originario, ma di quello acquisito nel tempo e vuole dire che qualcosa «non si può fare agevolmente», che per farla occorre superare ostacoli, opposizioni, occorre abilità o fortuna.
Semplice e complesso sono collegati al modo di essere di una cosa, ne sono una caratteristica; facile e difficile sono collegati al modo di fare qualcosa o di rapportarsi con quella cosa. Sono piani di significato differenti.
Per questo non è contraddittorio - anzi è piuttosto sensato! - affermare che parlare semplice è difficile, mentre per chi ha a disposizione un ricco vocabolario e abbia voglia di non farsi capire (o abbia un po' di confusione nel pensiero) è certamente facile parlare in modo complesso e usare le parole come fumo per nascondere, e nascondersi.

da La recinzione degli spazi comuni della parola di Massimo Angelini
http://mondodomani.org/dialegesthai