giovedì 22 maggio 2014

Un libro forgiato all'inferno


Il Trattato è altresì una delle opere più importanti di tutto il pensiero occidentale. Spinoza fu il primo a sostenere che la Bibbia non rappresentava letteralmente il Verbo di Dio ma era piuttosto un frutto letterario dell’ingegno umano; che la «vera religione» nulla aveva a che fare con la teologia, le cerimonie liturgiche o i dogmi settari, ma era costituita unicamente da una semplice regola morale: «ama il prossimo tuo»; che alle gerarchie ecclesiastiche non spettava alcun ruolo di gestione di uno Stato moderno.

Egli ribadiva inoltre che la «divina provvidenza» non era altro che l’insieme delle leggi di natura; che i miracoli (intesi come infrazioni all’ordine naturale delle cose) erano impossibili e che la fede in essi era solamente l’espressione della nostra ignoranza sulle vere cause dei fenomeni; che i profeti del Vecchio Testamento erano semplici individui come tanti altri, i quali, seppure dotati di qualità etiche superiori, possedevano anche un’immaginazione particolarmente fervida. I capitoli del Trattato dedicati alla politica rappresentano il più accorato appello alla tolleranza (soprattutto alla «libertà di filosofare» senza subire interferenze da parte delle autorità) e alla democrazia che sia mai stato scritto.


Steven Nadler, Un libro forgiato all'inferno. Lo scandaloso Trattato di Spinoza e la nascita della secolarizzazione, traduzione di Luigi Giacone, Torino, Einaudi 2013.