mercoledì 2 ottobre 2013

La Zecca e Kant

«Il confronto con le ricerche di Uexküll è una delle cose più fruttuose che oggi la filosofia possa far propria dalla biologia». 
M. Heidegger 
(Concetti fondamentali della metafisica)








Chiunque viva in campagna, o sia andato in giro tra i boschi con il proprio cane, avrà fatto la conoscenza di un minuscolo animale che, appeso tra i rami dei cespugli, attende la preda (sia umana che animale) per lasciarsi cadere sulla vittima e nutrirsi del suo sangue. A quel punto l'animale, lungo da uno a due millimetri, si gonfia fino a raggiungere la grandezza di un pisello.

La zecca non è pericolosa, ma costituisce un ospite fastidioso sia per i mammiferi che per l'uomo. Studi recenti sono riusciti a far luce su molte particolarità della sua vita, tanto che ora è possibile tracciarne un quadro quasi completo.

Quando l'uovo si schiude, la zecca non è del tutto formata poiché le mancano ancora un paio di zampe e gli organi sessuali. In questo stadio, però, è già capace di attaccare animali a sangue freddo come le lucertole, che attende sulla punta di uno stelo d'erba. Dopo diverse mute, nel parassita si sviluppano gli organi mancanti. A questo punto può dedicarsi anche alla caccia di animali a sangue caldo.

Dopo l'accoppiamento, la femmina sale su un cespuglio fino alla punta di uno dei rami sfruttando le otto zampe di cui è dotata. Poi si lascia cadere da una altezza sufficiente a raggiungere qualche piccolo mammifero di passaggio o a farsi portare via dal contatto con animali di taglia più grande.
La zecca, priva di occhi, raggiunge il punto in cui appostarsi grazie alla sensibilità della sua pelle alla luce. Questo brigante di strada, sordo e cieco, si avvicina alla vittima attraverso l'olfatto. L'odore dell'acido butirrico, prodotto dai follicoli sebacei di tutti i mammiferi, agisce sulla zecca come un segnale che la spinge ad abbandonare il luogo in cui è appostata facendola cadere in direzione della preda. Se cade su qualcosa di caldo (proprietà individuata dall'animale grazie a un acuto senso della temperatura), ciò vuol dire che la zecca ha raggiunto la sua preda, ovvero un animale a sangue caldo: per trovare un posto il più possibile privo di peli e infilare la testa nel tessuto cutaneo ha bisogno solo del suo senso tattile. A quel punto comincia a succhiare lentamente il sangue.

Esperimenti condotti con membrane artificiali e liquidi diversi dal sangue hanno mostrato che la zecca è del tutto priva del senso del gusto; dopo aver perforato la membrana, infatti, il parassita succhia qualunque liquido presenti la giusta temperatura.
Se la zecca invece, stimolata dall'acido butirrico, cade su un corpo freddo, ciò vuol dire che ha mancato la preda e che deve risalire fino al luogo nel quale era appostata.

Per il parassita, un'abbondante bevuta di sangue costituisce il suo primo e ultimo pasto, perché dopo aver mangiato non le resta altro da fare che lasciarsi cadere a terra, depositare le uova e morire.
Il modo nel quale si svolge la vita della zecca ci fornisce la pietra di paragone per mettere alla prova la solidità di un approccio propriamente biologico, del tutto diverso dallo studio puramente fisiologico della vita animale, che è stato fino ad oggi quello usuale. Per il fisiologo, qualunque essere vivente è un oggetto, situato in un mondo che è sempre lo stesso, quello umano. Egli ne scruta gli organi e il modo in cui si coordinano tra loro come un tecnico esaminerebbe una macchina sconosciuta. Il biologo, al contrario, si rende conto che ogni essere vivente è un soggetto che vive in un proprio mondo di cui l'animale costituisce il centro. Non è possibile dunque paragonare l'animale a una macchina, ma solo al macchinista che la conduce.

È bene, dunque, porsi direttamente la domanda: la zecca è una macchina o un macchinista, è un semplice oggetto o un soggetto?

[…]

L'intero, ricco mondo che circonda la zecca si contrae su se stesso per ridursi a una struttura elementare, che consiste ormai essenzialmente di tre sole marche percettive e tre sole marche operative: il suo ambiente. Ma è proprio questa povertà dell'ambiente a determinare la sicurezza del suo comportamento: e la sicurezza è più importante della ricchezza.
Questo esempio mette in evidenza i tratti fondamentali della struttura dell'ambiente, tratti che valgono per qualunque animale.
La zecca possiede, però, una capacità ancora più sorprendente, in grado di darci un'idea più precisa di che cosa sia un ambiente animale. È palese che l'eventualità fortunata che un mammifero si trovi a passare sotto il ramo sul quale è appostata la zecca, o che addirittura la urti, è straordinariamente rara. 
Per assicurare la continuità della specie, questo svantaggio non è adeguatamente compensato neanche dal grande numero di zecche che si trovano nella boscaglia. Ad aumentare le sue possibilità di imbattersi nella preda è una capacità straordinaria: la zecca può sopravvivere per un tempo lunghissimo senza nutrirsi. Presso l'Istituto zoologico di Rostock, sono state tenute in vita delle zecche che erano a digiuno da diciotto anni.
Gli esseri umani non possono di certo attendere diciotto anni come fa la zecca: il nostro tempo è composto da una serie di istanti, cioè da segmenti temporali molto brevi, all'interno dei quali il mondo non presenta alcun cambiamento. Durante quell'intervallo che è l'istante, il mondo è fermo. Per la specie umana, l'istante ha la durata di un diciottesimo di secondo. Vedremo più tardi che la durata dell'istante cambia da specie a specie, ma a qualunque lasso di tempo corrisponda l'istante della zecca, non è possibile resistere per ben diciotto anni in un ambiente assolutamente statico. Dobbiamo supporre, dunque, che la zecca durante la sua attesa si trovi in uno stato simile a quello del sonno, che anche negli esseri umani interrompe per ore la scansione temporale. Nell'ambiente della zecca, però, il tempo non è sospeso solo per qualche ora: il periodo d'attesa può protrarsi per diversi anni, fino a che il segnale dell'acido butirrico non sveglia la zecca riportandola in attività.
Il caso della zecca ci fornisce un insegnamento molto importante. La nostra impressione è che il tempo faccia da contenitore per qualunque avvenimento e che, di conseguenza, sia l'unico elemento stabile nel continuo fluire degli avvenimenti. Abbiamo visto, invece, che è il soggetto a dominare il tempo del suo ambiente. Mentre fino ad ora avremmo detto che senza tempo non può darsi un soggetto vivente, ora sappiamo che occorre dire il contrario: senza soggetto vivente, il tempo non può esistere.

Nel prossimo capitolo vedremo che la stessa cosa accade con lo spazio: senza soggetto vivente non si danno né spazio né tempo. È in questo modo che la biologia si collega alla filosofia di Kant: la utilizza per un fine scientifico, cioè per evidenziare quanto sia decisivo il ruolo giocato dal soggetto nella teoria dell'ambiente.

Jakob von Uexküll, Georg Kriszat [illustrazioni]: Ambienti animali e ambienti umani - Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisibili  Edizione Quodlibet, Macerata, 2013   pagg. 41 e 51



Per me la terra è un gigantesco riccio di mare, tutte le parti viventi dipendono le une dalle altre.
Jakob von Uexküll

Dalla Prefazione

Dopo quarant'anni, viene ripubblicato in italiano, con traduzione e apparati completamente rinnovati, un classico del pensiero europeo del Novecento, l'opera matura, sicuramente la più godibile e chiara, di uno dei maggiori biologi del secolo appena trascorso.

Quel che oggi costituisce un luogo comune teorico che ha dato origine a una branca separata e relativamente autonoma della ricerca scientifica, l'ecologia, è stato imposto all'attenzione del pensiero contemporaneo da un personaggio energico ma dal carattere difficile, un barone prussiano nostalgico dei bei tempi andati ma che, spesso suo malgrado, ha dischiuso le porte alle più diverse forme di innovazione scientifica e culturale. Jacob von Uexküll (1864-1944) è il quinto figlio di una famiglia aristocratica. Nato in Estonia ma di lingua e cultura tedesca, è colui che ha utilizzato per primo in biologia la nozione di «ambiente» in modo sistematico e rigoroso.