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venerdì 16 marzo 2012

La storia di un fiume

Nata sulla cima di una montagna, la piccola sorgente danza giù per la sua strada. Il ruscello canta mentre scorre. Vuole andare veloce. Non è capace di andare piano. Correre, affrettarsi è l’unico modo per lui, forse persino volare. Vuole arrivare.  Arrivare dove? Arrivare all’oceano. Ha sentito del profondo, bell’oceano blu. Diventare un tutt’uno con l’oceano: è questo che vuole.
Scendendo verso le pianure, cresce e diventa un giovane fiume. Serpeggiando in mezzo ai bei prati, deve rallentare.
“Perché non posso correre come quando ero un torrente? Voglio raggiungere il profondo, bell’oceano blu. Se vado avanti così piano, come potrò davvero arrivarci?” Quando era un torrente, non era contento di quello che era. Voleva proprio diventare un fiume... Ma come fiume, non è felice lo stesso. Non può sopportare di andare così piano.
Così, mentre rallenta, il giovane fiume comincia a notare le belle nuvole riflesse nell’acqua. Sono di differenti colori e forme che fluttuano nel cielo, e sembrano essere libere di andare dove vogliono. Desiderando di diventare una nuvola, comincia ad inseguirle, una dopo l’altra. “Non sono felice come fiume, voglio essere come te, altrimenti soffrirò. La vita non vale davvero la pena di essere vissuta.”
Così il fiume si mette a giocare. Insegue le nuvole. Impara a ridere e a piangere. Ma le nuvole non stanno nello stesso posto a lungo. “Loro si riflettono nella mia acqua e poi se ne vanno. Nessuna nuvola sembra affidabile. Ogni nuvola che conosco mi ha lasciato. Nessuna nuvola mi ha dato mai soddisfazione e felicità. Odio il loro tradimento.” L’eccitazione di inseguire le nuvole non valeva la pena della sofferenza e della disperazione.
Un pomeriggio, un vento forte spazzò via tutte le nuvole. Il cielo diventò disperatamente vuoto. Non c’erano più nuvole da inseguire. La vita diventava vuota per il fiume. Si sentiva così solo che non voleva più vivere. Ma come può morire un fiume? Come fai a diventare niente? Come fai a diventare nessuno? E’ possibile?
Durante la notte, il fiume ritornò in sé. Non riusciva a dormire. Ascoltava il suo pianto, lo sciabordio dell’acqua sulle sue rive.
Era la prima volta che ascoltava profondamente se stesso, e in questo modo scoprì qualcosa di molto importante: la sua acqua era fatta di nuvole. Aveva rincorso le nuvole e non sapeva che le nuvole erano nella sua natura. Il fiume si accorse che l’oggetto della sua ricerca era dentro di lui. Trovò la pace. Improvvisamente, si poteva fermare. Non sentiva più il bisogno di correre dietro a qualcosa fuori di lui. Era già quello che voleva diventare. La pace che provava era davvero soddisfacente e gli portò un profondo riposo,  un sonno profondo.
Quando il fiume si svegliò il mattino seguente, scoprì qualcosa di nuovo e meraviglioso riflesso nella sua acqua: il cielo blu. ”Come è profondo e calmo. Il cielo è immenso, stabile, accogliente e completamente libero.” Sembrava impossibile credere che fosse la prima volta che il fiume rifletteva il cielo nella sua acqua. Ma era vero, perché in passato, era interessato solo alle nuvole, e non aveva mai fatto attenzione al cielo. Nessuna nuvola poteva lasciare il cielo. Sapeva che le nuvole erano lì, nascoste da qualche parte nel cielo blu. Il cielo  deve contenere in sé tutte le nuvole e tutte le acque. Le nuvole sembrano impermanenti, ma il cielo è sempre lì, come la casa affidabile di tutte le nuvole.
Contattando il cielo, il fiume contattò la stabilità, Toccò il punto di arrivo. In passato aveva contattato solo il venire, andare, esserci e non esserci delle nuvole. Ora poteva contattare la casa di tutte i venire, andare, esserci e non esserci. Nessuno poteva più portar via il cielo dalle sue acque. Che meraviglia era fermarsi e essere in contatto! Il fermarsi e l’essere in contatto portò a lui vera stabilità e pace. Era arrivato a casa.
Quel pomeriggio, il vento smise di soffiare. Le nuvole tornarono una ad una. Il fiume era diventato saggio. Era capace di accogliere ogni nuvola con un sorriso. Le nuvole di differenti colori e forme sembravano le stesse, ma questa volta non erano le stesse per il fiume. Non sentì il bisogno di impossessarsi o di inseguire nessuna nuvola in particolare. Sorrise a ciascuna nuvola con equanimità e gentilezza amorevole. Gioì dei loro riflessi nella sua acqua. Ma quando svanirono, il fiume non si sentì abbandonato. Le salutò dicendo “Arrivederci, buon viaggio”. Non era più legato a nessuna delle nuvole.
Fu un giorno felice. La notte, quando il fiume aprì tranquillamente il suo cuore al cielo, ricevette la più splendida immagine mai riflessa nella sua acqua: una bella luna piena, una luna così luminosa, ristoratrice, sorridente.

La luna-piena del Buddha viaggia
nel cielo più vuoto.
Se i fiumi degli esseri viventi sono calmi,
la luna ristoratrice si rifletterà
meravigliosamente nella loro acqua.

Tutto lo spazio sembrava essere lì per la gioia della luna, e lei pareva completamente libera. Il fiume rifletteva la luna nella sua acqua e godeva della stessa libertà e felicità.
Che meravigliosa notte di festa per ognuno – il cielo, le nuvole, la luna, le stelle e l’acqua. Nello spazio senza limiti, il cielo, le nuvole, la luna, le stelle e l’acqua gioivano nel camminare in meditazione insieme. Essi camminavano senza bisogno di arrivare in nessun posto, nemmeno all’oceano. Potevano già essere contenti nel momento presente.
Il fiume non aveva bisogno di arrivare all’oceano per diventare acqua. Sapeva di essere acqua per natura, e allo stesso modo la nuvola, la luna, il cielo, le stelle e la neve.
Come avrebbe potuto sfuggire a se stesso? Chi sa di un fiume che non scorre? Un fiume scorre, sicuro. Ma non ha bisogno di affrettarsi.

martedì 19 luglio 2011

L’uguaglianza tra gli uomini di Anthony de Mello

“Tutti gli esseri umani sono ugualmente buoni o cattivi”, disse il maestro, che non amava usare tali etichette.
“Come puoi mettere un santo allo stesso livello di un peccatore?” protestò un discepolo.
“Sono tutti e due alla stessa distanza dal sole. La distanza diminuisce davvero se vivi in cima a un grattacielo?”.

lunedì 3 gennaio 2011

Niente esiste

Quando era un giovane studente di Zen, Yamaoka Tesshu andava sempre a trovare tutti i maestri. Andò a far visita a Dokuon di Shokoku.
Volendo mostrare la sua preparazione, disse: «La mente, Buddha e gli esseri senzienti, in fondo, non esistono. La vera natura dei fenomeni è il vuoto. Non c'è nessuna realizzazione, nessuna illusione, nessun saggio, nessuna mediocrità. Non c'è nessuno che dia e niente che si riceva».
Dokuon, che stava fumando in silenzio, non fece commenti. Tutt'a un tratto colpì Yamaoka con la sua pipa di bambù. Questo fece arrabbiare moltissimo il giovane.
«Se niente esiste,» domandò Dokuon «da dove viene questa tua collera?».
(Da 101 storie zen)

martedì 28 dicembre 2010

Nessun legame con la polvere

Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T'ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli:

Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen.

Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio.

Nell'aver notizia dell'errore di un altro, raccomandati di non imitarlo.

Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite.

Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti.

La povertà è il tuo tesoro. Non barattarla mai con una vita agiata.

Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento.

Le virtù sono i frutti dell'autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve.

La modestia è il fondamento di tutte le virtù. Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato.

Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore.

Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Né la gloria né l'infamia possono commuoverlo.

Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.

Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c'è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato. Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell'universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.

(Da 101 storie zen)

lunedì 27 dicembre 2010

Nelle mani del destino

Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a un tempio shintoista e disse ai suoi uomini: «Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino».
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
«Nessuno può cambiare il destino» disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.
«No davvero» disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt'e due le facce.
(Da 101 storie zen)

giovedì 9 dicembre 2010

Una storia zen

C’era una volta un contadino cinese il cui cavallo era scappato. Tutti i vicini quella sera stessa si recarono da lui per esprimergli il loro  dispiacere: “siamo così addolorati di sentire che il tuo cavallo è fuggito. E’ una cosa terribile”. Il contadino rispose: “Forse.” Il giorno successivo il cavallo tornò portandosi dietro sette cavalli selvaggi, e quella sera tutti i vicini tornarono e dissero: “Ma che fortuna! Guarda come sono cambiate le cose. Ora hai otto cavalli!” Il contadino disse: “Forse.” Il giorno dopo suo figlio cercò di domare uno di quei cavalli per cavalcarlo, ma venne disarcionato e si ruppe una gamba, al che tutti esclamarono:“Oh, poveraccio. Questa e’ una vera disdetta” ma ancora una volta il contadino commentò: “Forse.” Il giorno seguente il consiglio di leva si presentò per arruolare gli uomini nell’esercito, e il figlio venne lasciato a casa per via della gamba rotta. Ancora una volta i vicini si fecero intorno per commentare: ”Non è fantastico?” ma di nuovo il contadino disse: “Forse.”


Il contadino si è mantenuto nel rifiuto di guadagno o di perdita, di vantaggio o di  svantaggio perché, se ben si pensa, non c'è nulla che possieda una caratteristica che sia sempre positiva o sempre negativa

sabato 6 novembre 2010

Una Storia Cinese



Un giorno l'imperatore chiede a Chuang-Tzu - il più bravo pittore della Cina - il disegno di un granchio.
Chuang-Tzu risponde: "Ho bisogno di cinque anni di tempo e di una villa con dodici servitori!". L'imperatore acconsente.
Dopo cinque anni si reca nella villa per vedere l'opera di Chuang-Tzu, ma scopre che il disegno non è ancora cominciato."Ho bisogno di altri cinque anni per finire il mio lavoro", dice Chuang-Tzu. E l'imperatore acconsente di nuovo. Dopo altri cinque anni torna nella villa per vedere se il disegno è pronto. Chuang-Tzu allora prende in mano un pennello e in un momento, con un solo gesto, disegna un granchio, il più perfetto granchio mai visto.


Una storia cinese citata da I.Calvino in Lezioni Americane, Garzanti p. 53

Festina lente, affrettati lentamente, era il motto di Aldo Manuzio (http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Manuzio) e torna utile oggi per cogliere in questa suggestione orientale una bella chiave di riflessione sulla dimensione del tempo.